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CS3D: termine per il recepimento degli Stati membri fissato al 26 luglio 2028

26 Febbraio 2026 |

Approvato il pacchetto "Omnibus I", una riforma strutturale volta a ridurre drasticamente gli oneri burocratici derivanti dalle direttive sulla rendicontazione di sostenibilità (CSRD) e sulla due diligence (CS3D). Per il recepimento della CS3D gli Stati membri avranno tempo fino al 26 luglio 2028. Le imprese dovranno conformarsi alle nuove misure entro luglio 2029. Il pacchetto (Dir. UE 2026/470) è stato pubblicato in GUUE il 26 febbraio 2026.

Fonte: Quotidianopiù

Con l'approvazione del pacchetto legislativo denominato “Omnibus I”, il Consiglio Europeo ha dato il via libera a una profonda revisione delle direttive CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e CS3D (Corporate Sustainability Due Diligence Directive). La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale UE è avvenuta il 26 febbraio 2026.

L'obiettivo dichiarato non è il depotenziamento degli obiettivi ESG (Environmental, Social, and Governance), bensì una razionalizzazione degli strumenti per raggiungerli, proteggendo il tessuto produttivo europeo – in particolare le piccole e medie imprese – da un eccesso di regolamentazione che rischiava di soffocare la crescita in un contesto geopolitico instabile.

CSRD: nuove soglie e il salvataggio delle medie imprese

Uno dei punti cardine della riforma riguarda la CSRD, la direttiva che impone alle aziende di pubblicare report dettagliati sul proprio impatto ambientale e sociale. Il perimetro di applicazione è stato drasticamente ridotto attraverso l'innalzamento delle soglie dimensionali.

D'ora in avanti, l'obbligo riguarderà esclusivamente le grandi imprese che superano i 1.000 dipendenti e un fatturato annuo netto di 450 milioni di euro. Si tratta di un salto notevole rispetto ai parametri precedenti, che puntava a includere una platea molto più vasta di imprese. Per le aziende extra-UE, le regole scatteranno solo se la capogruppo genera oltre 450 milioni di euro nel mercato unico e possiede filiali con un giro d'affari superiore ai 200 milioni.

Inoltre, è stata introdotta una clausola di salvaguardia: le cosiddette "imprese della prima ondata", che avrebbero dovuto rendicontare già per l'esercizio 2024 ma che ora si trovano sotto le nuove soglie, godranno di un'esenzione transitoria per il 2025 e 2026. Questo evita che aziende "borderline" debbano investire in sistemi di reporting complessi per poi uscirne l'anno successivo.

CS3D: multinazionali e addio al piano climatico

Ancora più incisivi sono gli interventi sulla CS3D, la direttiva sulla dovuta diligenza che obbliga le imprese a monitorare il rispetto dei diritti umani e dell'ambiente lungo tutta la catena di fornitura. Qui la semplificazione è duplice: procedurale e dimensionale.

  • soglie elevate: la direttiva si applicherà solo ai colossi con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato superiore a 1,5 miliardi di euro. Il legislatore europeo ha riconosciuto che solo queste realtà dispongono delle risorse e del potere contrattuale necessari per influenzare realmente i fornitori globali senza subire costi insostenibili;
  • semplificazione della "Supply Chain": le imprese non saranno più obbligate a monitorare ogni singolo anello della catena in modo indiscriminato. Potranno concentrarsi sulle aree dove gli impatti negativi sono "più probabili". In caso di criticità diffuse, la priorità potrà essere data ai partner commerciali diretti, riducendo l'onere di indagine sui sub-fornitori remoti;
  • eliminazione del Piano di Transizione: in un passaggio molto discusso ma accolto con favore dalle associazioni industriali, è stato rimosso l'obbligo di adottare un piano di transizione per la mitigazione dei cambiamenti climatici specifico per la CS3D, eliminando una sovrapposizione normativa che generava confusione con gli standard previsti dalla CSRD.

Sanzioni, responsabilità e tempistiche

La riforma interviene anche sul delicato tema della responsabilità legale. È stato rimosso il regime di responsabilità armonizzato a livello UE, lasciando agli Stati membri la facoltà di gestire le controversie secondo le proprie norme nazionali. Questo riduce il rischio di contenziosi transfrontalieri complessi e incerti.

Per quanto riguarda le sanzioni pecuniarie, viene stabilito un tetto massimo: le multe per mancata conformità non potranno superare il 3% del fatturato mondiale netto dell'azienda. La Commissione Europea si è impegnata a pubblicare linee guida dettagliate per garantire che l'applicazione delle sanzioni sia equa e non punitiva oltre misura.

Il calendario dei lavori ha subito un importante slittamento:

  • recepimento nazionale: gli Stati membri avranno tempo fino al 26 luglio 2028 per integrare la CS3D nei propri ordinamenti;
  • piena applicazione: le imprese dovranno conformarsi alle nuove misure entro luglio 2029.

L'impatto sulle PMI e l'effetto a cascata

Sebbene le PMI (Piccole e Medie Imprese) siano formalmente escluse dagli obblighi diretti, il legislatore si è occupato di limitare l'effetto a cascata. Spesso, infatti, le grandi aziende obbligate tendono a trasferire le richieste informative ai propri fornitori più piccoli. Il pacchetto Omnibus I specifica che le grandi imprese devono basarsi su "informazioni ragionevolmente disponibili" e non possono pretendere dalle PMI partner dati eccessivamente onerosi da produrre.