CS3D: termine per il recepimento degli Stati membri fissato al 26 luglio 202826 Febbraio 2026
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Fonte: Quotidianopiù Con l'approvazione del pacchetto legislativo denominato “Omnibus I”, il Consiglio Europeo ha dato il via libera a una profonda revisione delle direttive CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e CS3D (Corporate Sustainability Due Diligence Directive). La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale UE è avvenuta il 26 febbraio 2026. L'obiettivo dichiarato non è il depotenziamento degli obiettivi ESG (Environmental, Social, and Governance), bensì una razionalizzazione degli strumenti per raggiungerli, proteggendo il tessuto produttivo europeo – in particolare le piccole e medie imprese – da un eccesso di regolamentazione che rischiava di soffocare la crescita in un contesto geopolitico instabile. CSRD: nuove soglie e il salvataggio delle medie imprese Uno dei punti cardine della riforma riguarda la CSRD, la direttiva che impone alle aziende di pubblicare report dettagliati sul proprio impatto ambientale e sociale. Il perimetro di applicazione è stato drasticamente ridotto attraverso l'innalzamento delle soglie dimensionali. D'ora in avanti, l'obbligo riguarderà esclusivamente le grandi imprese che superano i 1.000 dipendenti e un fatturato annuo netto di 450 milioni di euro. Si tratta di un salto notevole rispetto ai parametri precedenti, che puntava a includere una platea molto più vasta di imprese. Per le aziende extra-UE, le regole scatteranno solo se la capogruppo genera oltre 450 milioni di euro nel mercato unico e possiede filiali con un giro d'affari superiore ai 200 milioni. Inoltre, è stata introdotta una clausola di salvaguardia: le cosiddette "imprese della prima ondata", che avrebbero dovuto rendicontare già per l'esercizio 2024 ma che ora si trovano sotto le nuove soglie, godranno di un'esenzione transitoria per il 2025 e 2026. Questo evita che aziende "borderline" debbano investire in sistemi di reporting complessi per poi uscirne l'anno successivo. CS3D: multinazionali e addio al piano climatico Ancora più incisivi sono gli interventi sulla CS3D, la direttiva sulla dovuta diligenza che obbliga le imprese a monitorare il rispetto dei diritti umani e dell'ambiente lungo tutta la catena di fornitura. Qui la semplificazione è duplice: procedurale e dimensionale.
Sanzioni, responsabilità e tempistiche La riforma interviene anche sul delicato tema della responsabilità legale. È stato rimosso il regime di responsabilità armonizzato a livello UE, lasciando agli Stati membri la facoltà di gestire le controversie secondo le proprie norme nazionali. Questo riduce il rischio di contenziosi transfrontalieri complessi e incerti. Per quanto riguarda le sanzioni pecuniarie, viene stabilito un tetto massimo: le multe per mancata conformità non potranno superare il 3% del fatturato mondiale netto dell'azienda. La Commissione Europea si è impegnata a pubblicare linee guida dettagliate per garantire che l'applicazione delle sanzioni sia equa e non punitiva oltre misura. Il calendario dei lavori ha subito un importante slittamento:
L'impatto sulle PMI e l'effetto a cascata Sebbene le PMI (Piccole e Medie Imprese) siano formalmente escluse dagli obblighi diretti, il legislatore si è occupato di limitare l'effetto a cascata. Spesso, infatti, le grandi aziende obbligate tendono a trasferire le richieste informative ai propri fornitori più piccoli. Il pacchetto Omnibus I specifica che le grandi imprese devono basarsi su "informazioni ragionevolmente disponibili" e non possono pretendere dalle PMI partner dati eccessivamente onerosi da produrre. |