Dottrina / Best practice

Il fair value dei beni materiali dell’attivo immobilizzato: quale approccio seguire per la revisione

09 Ottobre 2023 |

Il processo di determinazione e corretta applicazione del fair value alle immobilizzazioni materiali non si limita alla valutazione della recuperabilità delle stesse ma riguarda anche scelte di destinazione, da qui l’importanza della definizione di un valido processo di determinazione e monitoraggio di tale valore nel tempo.

Il caso

La determinazione del fair value comporta un processo di stima spesso complesso. Una soluzione fornita dai preparers dei bilanci ed esperti di tecniche di valutazione suggerisce di determinare il fair value (prezzo equo) tenendo presente che l’ammontare dovrebbe equivalere al prezzo che si formerebbe  in una regolare operazione conclusa tra parti indipendenti.  Ma come procedere in assenza di mercati attivi e di transazioni comparabili come ad esempio accade nelle operazioni tra le c.d. parti correlate? Lo vediamo nel prosieguo.

I principi contabili

Nei principi contabili italiani la definizione di fair value è contenuta nel principio OIC 9 : “ Il fair value è il prezzo che si percepirebbe per la vendita di un’attività ovvero che si pagherebbe per il trasferimento di una passività in una regolare operazione tra operatori di mercato alla data di valutazione”. mentre OIC 16 (il principio che tratta proprio delle immobilizzazioni materiali) si sofferma sul c.d. valore del bene desumibile dall’andamento del mercato prediligendo pertanto l’aspetto “commerciale” di tale espressione di valore e nello specifico quello che in gergo tecnico è chiamato “exit price” nella prospettiva del partecipante ad un mercato che detiene l’attività immobilizzata oggetto di scambio. 

Fair value e dati a disposizione del revisore

Non vi sono dettagliate informazioni o elementi di calcolo per determinare il fair value ( valore equo) e questo comporta un'ulteriore complicazione dal momento che si tratta di un processo di stima spesso  complesso. Una soluzione fornita dai preparers dei bilanci ed esperti di tecniche di valutazione suggerisce di determinare il fair value (prezzo equo) tenendo presente che l’ammontare dovrebbe equivalere al prezzo che si formerebbe  in una regolare operazione conclusa tra parti indipendenti ; in altre parole nell’esercizio di valutazione è necessario adottare le assunzioni che gli operatori di mercato utilizzerebbero nella determinazione del prezzo delle attività oggetto di scambio nella presunzione che questi ultimi  agiscano  nel modo migliore per soddisfare il proprio interesse economico.

È quindi evidente che la determinazione del fair value o valore equo non desta particolari problemi nel caso in cui vi siano mercati con volumi e livelli di scambio significativi - cd mercati attivi - perché questi mercati forniscono utili riferimenti alle condizioni commerciali praticate ed ai prezzi stabiliti e consentono altresì di valutare agevolmente la congruità del valore di mercato ovvero del prezzo stabilito tra le parti. Tuttavia anche quando si fa riferimento a valori di mercato e di presumibile realizzo le dinamiche si complicano in assenza di cd mercati attivi e di transazioni comparabili come ad esempio accade nelle operazioni tra c.d. parti correlate

Modalità di calcolo del Fair Value per le immobilizzazioni materiali 

La complessità del metodo di valutazione adottato dall’impresa e la soggettività delle variabili che entrano in gioco nella determinazione del fair value comportano un importante e sereno esercizio di scetticismo professionale che dovrà essere esercitato quantomeno nei due delicati passaggi quali I controlli sulla correttezza dei dati che vengono impiegati nel modello di valutazione, di cui il revisore è tenuto a verificare la ragionevolezza e la completezza e quelli sulla competenza e indipendenza dell’eventuale esperto impiegato dalla società per la misurazione del fair value.

Non ci stupisce che questi ultimi due controlli evidenziano criticità specialmente nelle aziende di piccole dimensioni, ciò in quanto trattasi di aziende non sempre dotate di procedure formalizzate e che non necessariamente utilizzano per la  valutazione dei loro beni operatori di primario standing nel settore, visti i maggiori costi generalmente associati al coinvolgimento di tali figure professionali.

Profili di complessità per il revisore

Tutto ciò premesso per il fair value, come già specificato, anche nelle circostanze in cui è necessario determinare il presumibile valore di realizzo o il valore di mercato, possono sussistere profili di complessità per il revisore:

  • operazioni con parti correlate: vale a dire operazioni che implicano per il revisore la necessità di acquisire una comprensione adeguata dei rapporti dell’impresa con le parti correlate, al fine di accertarsi che il bilancio, per quanto influenzato da tali rapporti fornisca una corretta rappresentazione. Al fine di concludere sul corretto trattamento contabile, il revisore deve indagare la  natura dell’operazione e conoscere i rapporti che intercorrono tra le parti correlate, ma tale verifica non è sempre agevole data la obiettiva difficoltà nell’identificazione di tali fattispecie;
  • operazioni che avvengono ad un prezzo diverso dal fair value: in tal caso il revisore è tenuto ad accertare le ragioni che sottendono la scelta degli operatori di acquistare o vendere a quel prezzo, ciò in quanto tale circostanza potrebbe costituire un fattore di rischio di frode, ovvero avere la finalità di occultare  proventi o incrementare i costi per ragioni fiscali.
  • rivalutazione di legge di un bene immobilizzato: circostanza nella quale il revisore deve accertarsi che il valore che la società attribuisce al bene sia allineato alle disposizioni di legge e generalmente non ecceda il valore corrente. Ciò potrebbe comportare evidenti complessità  in assenza di mercati attivi, ovvero di operazioni comparabili.

In tutte le circostanze sopra elencate, specie in caso di assenza di un mercato attivo o di transazioni che possano equivalersi a quella in esame possono creare non pochi ostacoli al revisore che non è in grado di acquisire elementi probativi sufficienti e appropriati per concludere sulla corretta contabilizzazione di un'operazione da parte dell’impresa.

Attenzione a…

Se è vero che la responsabilità di determinare il fair value in modo corretto è degli Amministratori della Società cliente è pur vero che il c.d. onere della prova della correttezza dei valori spetta al revisore che dovrà effettuare le opportune valutazioni al fine di verificare se la circostanza costituisce una limitazione alle procedure e se tale limitazione ha un impatto significativo da modificare le conclusioni nella relazione di revisione.

La verifica continua nel tempo

Ultimo aspetto non meno importante che ci preme qui sottolineare è la necessità di un c.d. continous assesment (verifica continua nel tempo) del valore attribuito al bene questo perché il fair value di un bene varia nel corso del tempo e pertanto va “gestito”. Ciò significa che alla chiusura di bilancio oppure alla conclusione di una determinata transazione, occorre rivalutare l’adeguatezza del modello di calcolo e verificare se i dati di input precedentemente inseriti nel modello siano ancora validi.

Attenzione a…

Molto spesso il revisore, nel corso del lavoro di audit riceve dai referenti, quali elementi probativi a supporto della congruità di tale valore, documenti di vecchia data, che non tengono conto di cambiamenti intervenuti nel contesto in cui il bene si colloca, ovvero del processo naturale di obsolescenza cui lo stesso bene va incontro nel tempo, né dell’eventuale necessità di modificare il modello valutativo. Tali evidenze non rispondono di certo alla definizione che i principi di revisione forniscono di elementi probativi sufficienti e appropriati pertanto, in tali circostanze, il revisore dovrebbe richiedere al cliente un aggiornamento del calcolo.

Attenzione a…

In particolare il revisore deve accettarsi nel modo col quale la direzione effettua questo tipo di stima  comprendendo i dati su cui sono basate, tenendo in particolare considerazione le seguenti attività che posso essere determinanti nel definire correttamente il valore equo del bene:

  1. il metodo, utilizzato nell'effettuazione delle stime contabili e della vita utile dell'immobilizzazione
  2. i controlli rilevanti per la stima contabile, per la vita utile dei cespiti e l’utilizzo atteso
  3. se la direzione ha utilizzato un esperto per definire i flussi di cassa che derivano dall’utilizzo del bene e per analizzare il costo di rimpiazzo o di sostituzione
  4. i piani di manutenzione programmati
  5. se rispetto l'esercizio precedente si sia verificato o avrebbe dovuto verificarsi un cambiamento nei metodi adottati per l'effettuazione delle stime contabili virgola e in tal caso per quale motivo
  6. se nel processo di stima è stato coinvolto personale interno dell'impresa con adeguate conoscenze ed esperienza

In conclusione

Come si evince dall’articolo il processo di determinazione e corretta applicazione del fair value alle immobilizzazioni materiali non si limita alla valutazione della recuperabilità delle stesse, ma riguarda anche scelte di destinazione e coinvolgimento di personale esperto a vario titolo; da qui l’importanza per le aziende di prestare attenzione alla definizione di un valido processo che disciplini la determinazione di tale valore e ne preveda il monitoraggio nel tempo. Un focus maggiore da parte delle aziende sulla determinazione del fair value, anche quando tali aziende sono di piccole dimensioni, favorisce il confronto con il revisore chiamato a valutare la ragionevolezza delle stime contabili e l’appropriatezza dell’informativa e consente altresì di rintracciare tempestivamente eventuali criticità connesse al mercato del bene immobilizzato, evitando che le stesse emergano ad esito del processo di revisione, con il rischio che non vi siano i tempi, né gli strumenti, per poterli risolvere prima dell’approvazione dei bilanci.