Dottrina / Riviste

L'avviamento nel conferimento d'azienda: una questione ancora aperta

10 Gennaio 2024 |
Angelo Sozzi

Tra le finalità perseguite dagli operatori che effettuano operazioni straordinarie, tra cui il conferimento, c'è quella di trasferire l'avviamento, inteso come “qualità” precipua dell'azienda. Dal punto di vista fiscale, tuttavia, si registra la persistente contrarietà dell'Amministrazione finanziaria al trasferimento in capo al conferitario del valore fiscale di avviamento precedentemente iscritto nel bilancio del conferente. Una posizione contro corrente rispetto alla dottrina e giurisprudenza prevalente e che, forse, andrebbe rimeditata.

Sommario
Avviamento e operazioni di conferimento: inquadramento della fattispecie

Non si intravede la fine dell'ormai ultradecennale querelle tra Amministrazione finanziaria e contribuenti circa il trattamento fiscale da riservare all'avviamento (già iscritto nel bilancio della società dante causa) nel caso di conferimento d'azienda. Prima di andare a fare il punto della situazione e tentare di immaginare i futuri scenari, cerchiamo di inquadrare la fattispecie di cui trattasi. Siamo nell'ambito, di natura prettamente fiscale, dei conferimenti d'azienda effettuati in neutralità fiscale, ai sensi dell'art. 176 TUIR. Quest'ultima norma stabilisce che i conferimenti d'azienda effettuati nell'esercizio di impresa, tra soggetti residenti, non costituiscono realizzo di plusvalenze o minusvalenze in ordine agli elementi dell'attivo o del passivo dell'azienda conferita. In sostanza la tassazione è rimandata ai successivi atti dispositivi della partecipazione (nella società conferitaria) da parte del conferente oppure degli elementi costituenti l'azienda da parte del conferitario. La perizia di trasformazione potrebbe valorizzare (come spesso accade nella pratica professionale) una componente a t...

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