Dottrina / Riviste

Impatriati e smart working: dalla prassi italiana agli aggiornamenti OCSE sulla Home Office PE

25 Febbraio 2026 |
FIVERS – Studio legale e tributario

L'articolo analizza l'accesso al regime impatriati per lavoratori in smart working alle dipendenze di datori esteri e le possibili implicazioni per la configurazione di una stabile organizzazione in Italia, alla luce della recente prassi nazionale e dei nuovi chiarimenti OCSE sul modello di Home Office PE - Permanent Establishment.

Regime impatriati e lavoro in smart working

Il lavoratore che rientra in Italia per svolgere la propria attività in modalità di smart working, alle dipendenze di un datore di lavoro non residente, può accedere al regime degli impatriati di cui all'art. 5 D.Lgs. 209/2023 a condizione che, nel periodo d'imposta, l'attività lavorativa sia svolta prevalentemente nel territorio dello Stato. In tal senso si è espressa la recente Risp. AE 12 gennaio 2026 n. 2.

Tale conclusione si pone in linea di continuità con l'orientamento già espresso in precedenti interpelli di analogo contenuto (tra i quali la Risp. AE 16 settembre 2021 n. 596), nonché nella prassi formatasi con riferimento al previgente regime di cui all'art. 16 D.Lgs. 147/2015 (Circ. AE 18 agosto 2023 n. 25/E) secondo cui la normativa di favore non richiede che l'attività lavorativa sia resa nei confronti di un'impresa operante in Italia.

Ne consegue che il soggetto che trasferisce la propria residenza fiscale nel territorio dello Stato e svolge attività lavorativa in smart working alle dipendenze di una società estera può legittimamente fruire del regime di favore, ricorrendone gli ulteriori presupposti.

L'Amministrazi...

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