Dottrina / Riviste

Analisi del rischio e motivazione dell’atto impositivo

09 Giugno 2026 |

Banche dati, indicatori di anomalia e intelligenza artificiale rafforzano la selezione dei contribuenti da controllare, ma non modificano la struttura dell’accertamento. Il rischio selettivo non è prova della pretesa. L’atto impositivo deve spiegare il passaggio dall’anomalia alla contestazione individuale.

Sommario

Il rischio seleziona, non accerta

La digitalizzazione dell’attività di controllo ha inciso sulla fase iniziale dell’accertamento tributario. L’Amministrazione finanziaria dispone oggi di un patrimonio informativo alimentato da dichiarazioni fiscali, fatturazione elettronica, corrispettivi telematici, Anagrafe tributaria, Archivio dei rapporti finanziari, pubblici registri, comunicazioni degli intermediari e scambi informativi.

In questo contesto, l’analisi del rischio consente di individuare scostamenti, incoerenze e anomalie potenzialmente rilevanti, orientando l’attività degli uffici verso posizioni fiscalmente significative. Il problema non è più soltanto la disponibilità del dato, ma la sua trasformazione in elemento giuridicamente rilevante.

L’informativa dell’Agenzia delle Entrate sull’analisi dei dati dell’Archivio dei rapporti finanziari e delle altre banche dati conferma l’utilizzo di strumenti innovativi, compresa l’intelligenza artificiale, per individuare contribuenti con elevato profilo di rischio fiscale. Lo stesso documento precisa, però, che tale attribuzione non determina automaticamente l’avvio di un controllo, poiché ciascuna posizione deve essere riesaminata da...

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